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Nei
migliori dei mondi capitalisti la Borsa, grazie a giochi
speculativi, mette a disposizione delle risorse per lo
sviluppo industriale che saprà poi ripagarla sul piano
dell'economia reale. Come stanno le cose invece con
Internet? Dal 1995 al 2000 in tutto il mondo si sono
investite somme enormi per le infrastrutture, ma la
crisi attuale, dovuta all'eccesso d'offerta, viene vista
come una catastrofe. Ma la storia sa essere furba e un
risultato del boom tecnologico potrebbe essere
senz'altro l'impiego di ingenti capitali privati nello
sviluppo di uno spazio pubblico virtuale nel quale ora
le multinazionali potrebbero essere sfidate sul loro
campo, cioè nell'ambito del mercato finanziario
mondiale. Gli speculatori si chiedevano alla fine degli
anni '90: "Ci sono dei limiti ai profitti che
possiamo ricavare da Internet?" Chi opera in questo
settore o ne subisce negativamente gli effetti potrebbe
essere tentato da un'altra coraggiosa speculazione:
"È possibile utilizzare la Rete per una resistenza
al capitale delle multinazionali?"
In
una situazione in cui i movimenti antagonistici si trovano
esposti a nuove campagne "antiterrorismo",
la questione diventa più attuale che mai. Le risposte
vengono cercate sul piano legislativo e su quello dello
sviluppo tecnologico, ma dovranno essere trovate innanzitutto
a livello artistico e culturale.
Esse sono indissolubilmente legate al potenziale di
resistenza del soggetto; ma anche la resistenza ha una
sua storia a sua volta piena di furbizie. Ora analizzerò
queste ultime più da vicino per rispondere alla domanda
forse più importante: "È
possibile per
gli operatori del virtuale sottrarsi veramente alla
dominazione della personalità flessibile?"
Cambio di paradigma
Da
Taylor e Ford fino a Stalin e De Gaulle, nel XX secolo
l'autorità razionalizzante è stata la maggiore oppositrice
delle sinistre radicali. Nella fabbrica o nell'esercito,
gli archetipi dell'oppressione sono stati la disciplina
e la gerarchia piramidale. A partire dagli anni '30
l'autoritarismo si sviluppa sia all'Est che all'Ovest
in una logica che accomuna guerra, lavoro e burocrazia.
Ad analizzare per prima questa situazione fu la Scuola
di Francoforte.
La
sua originalità consisteva nell'impiego di Marx e Freud
nell'analisi della libido masochista dell'economia industriale.
Ciò ha significato tuttavia non solo un superamento
del principio di piacere, ma piuttosto l'analisi di
un cambiamento che stava avvenendo a livello di paradigma:
una nuova forma di dominio politico ed economico che
andava estendendo le proprie trame fin nel profondo
della psiche. Il progetto di liquidazione dell'individualismo
borghese del XIX secolo, il sorgere di uno Stato centrale
pianificatore e di una società industriale totalmente
mobilitata, proseguì a livello del soggetto. Ciò che
ne scaturì fu una nuova tipologia umana dai tratti fortemente
fascisti che Scuola di Francoforte definì con il termine
personalità autoritaria
e che venne interpretata come "un nuovo tipo antropologico".
Quest'ultimo è caratterizzato da rigido rispetto delle
convenzioni, da sottomissione, dal rifiuto di qualsiasi
soggettività e dal conseguente desiderio di assimilazione,
nonché da un esagerato interesse verso scandali a sfondo
sessuale, da enfatica esagerazione del potere e protezione
dagli impulsi dell'inconscio.
Gli
autori della scuola di Francoforte proseguirono i loro
studi negli anni '40 e '50 al cospetto del capitalismo
di Stato americano. In esilio nella terra della libertà,
denunciarono il sempre più profondo asservimento alla
ragione strumentale, in particolar modo nei metodi "soft"
adottati dall'industria culturale. Nella metà degli
anni '60 la critica alla società disciplinare si allargò
e alle forze del potere standardizzato si rispose con
forme di ribellione ormai note: la campagna per la libertà
d'opinione, il rifiuto del servizio militare, la sperimentazione
sessuale esaltata da W. Reich, le rivolte dei Provo,
la psichedelia, insomma tutto ciò che Marcuse definì
come "esplosione del Surrealismo di massa".
A livello più profondo vi fu un'affermazione della soggettività,
dell'identità, della sessualità: la sfera personale
e privata venne a coincidere con quella politica. Nella
società si diffuse una poetica della resistenza che
determinò il declino dei sistemi disciplinari, delle
burocrazie, del modello del consumo di massa, della
disciplina di fabbrica. Ma al giorno d'oggi abbiamo
ben chiaro come queste trasformazioni hanno contribuito
a determinare il sistema politico-economico attuale?
Il
sistema ha risposto alle critiche degli anni '60 e '70
venendo a patti con quest'ultime. Nelle nazioni più
sviluppate negli ultimi vent'anni è venuto alla luce
un nuovo paradigma con un suo specifico sistema produttivo,
una specifica ideologia di consumo coadiuvata da meccanismi
sociali di controllo, il tutto integrato in un nuovo
ordine geopolitico. Nel corso di quasi due decenni questo
nuovo ordine è rimasto in gran parte inconscio, invisibile,
innominabile. In questa fase le avanguardie divennero
obsolete, gli intellettuali inutili, non c'era insomma
alternativa. Ora improvvisamente la situazione sta cambiando.
Ci si sta accorgendo che questo nuovo ordine non è repressivo
solo ai suoi margini, cioè nelle regioni in via di sviluppo.
Esso ha realizzato un sistema di forza lavoro flessibile
che sfrutta e aliena gran parte della popolazione anche
all'interno delle nazioni più ricche. Ed è nel cuore
della cultura freelance, fatta di computer, telefoni
cellulari e nomadismo generalizzato, che le tecnologie
di controllo vengono continuamente ricreate. Nel gioco
dell'economia attuale, essere vincenti viene ampiamente
premiato: si diventa inventori della personalità
flessibile.
Cultura/ideologia
Se
questi nuovi paradigmi si vanno affermando è perché
funzionano. Solo se volgiamo il nostro sguardo al passato
ci rendiamo conto come essi siano diventati successivamente
strumenti e modalità di controllo. Quando negli anni
'70 in California si affermò la cultura della microelettronica,
l'idea di flessibilità risultò estremamente positiva.
Essa fece da contraltare alla rigidità degli anni '50
attraverso l'apertura verso gli altri, le esperienze
collettive, l'autoespressione, l'improvvisazione, il
rifiuto della disciplina e delle gerarchie. Questi erano
ancora i tempi dell'utopia, di Bucky Fuller, di Gregory
Bateson e del Whole
Earth Catalogue : nessuno si sarebbe mai sognato
che An Ecology
of Mind potesse
diventare uno strumento di gestione manageriale. Questo
rilassato e creativo stile di vita però non sfornò solamente
una serie di prodotti completamente nuova e interessante
per il mercato, ma in California prima e nella gran
parte del mondo sviluppato poi, prometteva una soluzione
dei conflitti sociali che sotto il modello industriale
fordista erano stati ridotti al silenzio.
Prendiamo
ad esempio la relazione della Commissione Trilaterale
del 1975 dal titolo "La crisi della democrazia".
Non solo i paesi del Terzo Mondo sfruttano il processo
di liberazione nazionale per chiedere prezzi più alti
per le loro materie prime mentre gli USA perdono la
loro guerra in Indocina; non solo le rendite dei grossi
capitali iniziano a segnare il passo, mentre gli scioperi
selvaggi si moltiplicano e si comincia a dibattere di
problematiche ecologiche. Il peggio è rappresentato
dagli ingenti investimenti postbellici nel campo del
sistema educativo voluti per coprire il bisogno di sapere
della tecno-economia, ma che di contro produsse piuttosto
opposizione al capitalismo e alla burocrazia, valori
alternativi e rivendicazioni per un allargamento dei
diritti sociali e una maggiore socializzazione. Queste
nuove rivendicazioni a livello di stato sociale si aggiunsero
a quelle tradizionali della classe lavoratrice e così
si arrivò alla crisi. Agli occhi delle élite gli Stati
della Trilaterale divennero "ingovernabili"
o, secondo le parole del famoso sociologo Samuel Huntington,
vi era "un eccesso di democrazia". La critica
al sistema iniziata dalla Scuola di Francoforte raggiunse
il suo culmine alla metà degli anni '70: a partire da
questo momento il sistema autoritario dovrà imparare
dal suo nemico interno.
Questa
trasformazione è durata un decennio. L'epoca d'oro dei
neomanager comincia a metà degli anni '80 quando i lavoratori
organizzati sindacalmente vengono sostituiti dai robot
e la forza lavoro a basso costo cercata oltremare. L'attività
delle multinazionali e i flussi finanziari si espandono
lontano dalle loro nazioni colpevoli di eccessiva regolamentazione
e ridistribuzione dei beni. La triplice sfida che i
manager devono ora affrontare consiste ora nel controllo
a distanza della forza lavoro, nell'istituire dei sistemi
di distribuzione e marketing su scala mondiale, ma soprattutto
nel creare una cultura, o se vogliamo un'ideologia,
che fosse divertente e attraente per quei giovani che
avessero voluto servirsi di questa nuova macchina: la
parola chiave diventa ora flessibilità.
Il
sistema delle relazioni sociali ha dovuto allora accettare
le rivendicazioni di autonomia, di autoespressione e
di senso per poi riadattarle ad una nuova strategia
di controllo. I sociologi francesi Boltanski e Chiapello
hanno mostrato l'importanza in questo processo di cooptazione
di quello che chiamano "critica artistica",
una critica che rivendicava mobilità, spontaneità, riduzione
delle gerarchie, in una parola "disalienazione",
almeno per quanto riguardava i "creativi".
La piramide gerarchica verrà dunque sostituita, quando
possibile, dalla forma sociale del Network. Un aspetto
importante di questa soluzione è di tipo immediatamente
tecnologico. La risposta magica alle questioni con cui
le élite di governo degli anni '70 si dovranno confrontare
è stata la macchina comunicativa, una macchina di linguaggio-immagine:
il Personal Computer collegato in Rete. Negli anni ‘60
la critica vedeva nell'IBM lo strumento e il simbolo
della burocrazia disciplinare, ora sembrava che il PC
potesse diventare al contrario strumento di liberazione.
Libertà
è stata sempre la prima parola d'ordine dei neoliberali,
da Hayek agli economisti di Chicago fino ai liberalisti
di destra e quelli del Cato Istitute. Nelle loro teorie
essa si identifica e va a coincidere sempre con l'iniziativa
economica. All'interno della sinistra invece l'economia
è sempre stata tradizionalmente considerata l'opposto
dell'arte, così come l'atto di vendita lo è rispetto
alla spontaneità del dono. Le strategie estetiche della
"Controcultura" tuttavia – quelle della differenza
e dell'alterità, del rizoma, della proliferazione dei
soggetti - potevano
ora esaltarsi e diventare parte di un'economia semiotica
in cui immagini e segni possono essere messi in vendita
grazie alla telematica. L'interattività della Rete prometteva
il nascere di un'alchimia completamente nuova di produzione
cooperativa che si serviva proprio degli stessi canali
globali che la finanza già utilizzava da tempo. Ricerca
e invenzione potevano così entrare direttamente nei
circuiti di produzione e distribuzione.
I
Computer portatili hanno consentito agli individui una
mobilità sia fisica che psichica e, al contempo, sono
serviti da strumento di controllo della forza lavoro
geograficamente distribuita. Esso ha miniaturizzato
l'accesso alla burocrazia restante, mentre apriva canali
privati nel mondo dell'intrattenimento, dei media e
dei circuiti immateriali dei "capitali fittizi"
– in quella economia cioè che vive dello smantellamento
della sfera pubblica e che come sua massima espressione
ricodifica ogni produzione culturale in termini di multimedialità.
Ecco una modalità che risolve tutti i problemi ereditati
dagli anni ‘60 o che per lo meno li stempera, soprattutto
quelli legati alle rivendicazioni sociali. Così non
stupisce che le multinazionali comincino a promuovere
e diffondere attivamente il mito della flessibilità.
La nascente "classe virtuale"
- fatta di produttori culturali, di artisti del
digitale, di prosumer (utenti capaci di configurare
da soli i servizi della Telekom) insomma da tutti quei
lavoratori e operatori del digitale – si lascia così
ora attrarre e assorbire più o meno ciecamente da questo
nuovo mito.
Sistemi di monitoraggio
Come
funziona questa cultura/ideologia? Prendiamo ad esempio
la prospettiva militare visto che oggi la guerra è un
tema molto dibattuto.
L'arma
preferita durante la guerra fredda era il missile intercontinentale,
un gigante mai usato, simbolo ed emblema del centrismo
logofallico. Il nuovo ordine mondiale invece parte da
un'arma più piccola e maneggevole: il missile Cruise.
Quest'arma viene utilizzata continuamente e non solo
sul campo di battaglia. Sappiamo come dai tempi delle
guerre stellari – intese come film di Lucas e Piano
di Difesa Strategica – l'intrattenimento legato alla
guerra e all'ambito militare sia diventato assolutamente
normale e quotidiano.
"Sembra
che il commercio al dettaglio è pronto a tutto quando
si tratta di attirare il cliente" si dice in un
articolo apparso nel '97 dal titolo "Star Wars
inonda il mercato" (citato da Sze Tsung Leong nella
The Harvard Guide To Shopping). "Si osservi solo quanto avviene
nei supermercati della catena Safeway, che ultimamente
ha fatto istallare dall'IBM un sistema d'intelligenza
artificiale dal nome AIDA (Artificial Intelligence Data
Architecture) che concepito all'origine per intercettare
eventuali missili russi nello spazio, oggi viene utilizzato
per…..l'analisi delle informazioni sugli acquisti da
parte dei clienti provenienti dai dati presenti sulle
loro Carte Clienti." Quando il desiderio dei consumatori
viene "sollecitato" e incoraggiato a proliferare,
l'estrema fantasia che il sistema di controllo si riserva
è quella di tracciare e di inseguire le personalità
flessibili.
"Nella
sostanza il marketing di massa è morto" scrive
il guru del business Art Weinstein nel suo libro Market
Segmentation. "esso è stato sostituito da un
marketing estremamente preciso nell'individuazione dei
suoi bersagli. Dalla focalizzazione su segmenti di mercato
sempre più piccoli e redditizi nasce un rapporto più
stretto tra le aziende e i consumatori e la tecnologizzazione
dei prodotti è in grado ora di inventare un mercato
per le aziende – sono cioè i consumatori ora a determinare
le caratteristiche dei prodotti che le aziende produrranno.
Quando i meccanismi di feedback vengono realizzati all'interno
dei canali stessi della distribuzione, i bisogni dei
consumatori diventano immediatamente accessibili al
monitoraggio delle aziende. Ora chiunque può contribuire
al perfezionamento della produzione dal suo interno
.
Fino
a poco tempo fa queste tendenze apparivano piacevolmente
ambigue – prezzi modesti e una crescente libertà. Ma
a partire dall'11 settembre il febbricitante bisogno
di sicurezza getta sul tutto un'altra luce. La ricerca
di maggiori profitti, di percorsi creativi nell'applicazione
di nuovi apparati, mostra ora il suo vero volto nascosto:
la paura innanzi al manifestarsi dell'Altro, l'imperativo
di un allargamento e perfezionamento di sistema che
non si fa scrupoli. E, in effetti, il sistema è minacciato,
e non solo dagli attentati suicidi: il crollo della
New Economy, la crescente protesta contro la globalizzazione
neoliberale, la rivoluzione contro l'IMF in Argentina……la
soluzione perfetta è la mobilitazione generale, il passaggio
a uno stato di guerra. L'11 settembre rappresentava
una chance che aspettava solo di essere colta – la chance
per consolidare questo nuovo paradigma ad ogni livello
e su scala ancora più ampia.
L'artista
americano Jordan Crandall ha reso visibile le pulsioni
militaresche della rete telematica. Il suo lavoro parte
dalle modalità ereditate dagli anni '70: sperimentazione,
cooperazione, performance collettive, il porsi di fronte
ad altri in spazi virtuali. Nel 1998 invece comincia
a collaborare con un tecnico informatico attivo nel
campo militare per la realizzazione di un Software capace
di controllare gli spostamenti umani. Gli algoritmi
del dispositivo appaiono nei suoi video sotto forma
di corpi circondati da inquietanti tracciati di linee
verdi. Le sue mostre successive, "Drive" e
"Heat-Seeking", offriranno, attraverso nuove
tecnologie, delle informazioni sui comportamenti psicosessuali
del vedere e dell'esser-visto applicati sia nell'ambito
civile che in quello militare.
In
un breve testo apparso su Nettime
intitolato "Fingering the Trigger" si descrive
l'uso fatto dalla CIA di un aereo telecomandato dotato
di telecamera e missili che apre il fuoco su un uomo
afgano dall'aria sospetta che, come risultato poi in
un secondo momento, stava cercando probabilmente dei
rifiuti di metallo. "Nell'azione di avvistare noi
unifichiamo su una stessa linea occhio, il cercatore
e l'obiettivo" scrive Crandall. "Ma anche
noi veniamo avvistati, ci costituiamo attraverso altri
atti del vedere. Si tratta in questo caso di sistemi
di analisi e di controllo che situano il corpo. Essi
ci vedono come risultato all'incrocio di dati, materialità
e comportamenti, e utilizzano un linguaggio di tracciamento,
di identificazione, di obiettivo e localizzazione...
All'interno di queste mappe di visualizzazione non mai
è possibile sapere da quale parte ci si trovi, se da
quella di colui che vede o in quella di colui che viene
visto. Crandall ritiene che nel complesso corpo-macchina-immagine
risieda una nuova sessualità; da qui dunque l'immagine
del soldato che "accarezza il grilletto".
Questo
testo ci aiuta a cogliere ciò che il denaro facile e
il pluralismo dell'epoca Clinton nascondeva: i contorni
di una patologia sociale che, come tutto ciò che ha
a che fare con gli eserciti, lascia in bocca un sapore
dal gusto autoritario. Ma essa non produce quello spensierato
e stereotipato atteggiamento che associamo al fascismo
degli anni '30 (o al giorno d'oggi a Le Pen). Ciò che
Crandall descrive è un processo estremamente intelligente
che attraverso l'individualizzazione, il tracciamento
e la definizione dei bisogni, la canalizzazione delle
visioni e delle capacità espressive, riconduce la mobilità
dell'individuo all'interno di una rete di rapporti sociali
unificante. Il nuovo fascismo rivela un ordine complesso
e dinamico dove le differenze dei soggetti, l'analisi
prospettivistica, il godimento personale e persino l'estasi
schizofrenica trovano il loro posto e collocazione.
I fantasmi nella macchina
Tutto
questo era stato già previsto da Arthur Kroker. Dieci
anni fa circa egli parlava, insieme a Weinstein, del
"fascismo neoliberale" della "classe
virtuale": una élite tecnologica, mossa da un individualismo
possessivo, i cui interessi sono legati all'establishment
finanziario, agli stati militari e alle multinazionali.
Ma come tutti i neosituazionisti della scia di Baudrillard,
Kroker è ossessionato da "l'adagiarsi dell'Occidente"
e dal potere ipnotico delle immagini digitali: "La
classe virtuale è popolata da velleitari astronauti
che non hanno mai raggiunto la luna" si dice in
un passo del suo
Data Trash.
"Essi rifiutano completamente una critica a questo
progetto Apollo di una telematica dei corpi."
Nel
1984, quando è stato scritto questo testo, tutto ciò
era senza dubbio vero. Ma la massiccia diffusione degli
accessi a Internet, spinta dal bisogno del management
globalizzato e esaltato ovunque come catalizzatore di
un possibile sviluppo tecnologico, ha provocato l'aprirsi
di uno spazio virtuale utilizzabile dalla critica politica
dai movimenti sociali. Alla fine del millennio dei cittadini
del tutto normali hanno iniziato a scoprire questo spazio
transnazionale che prima era riservato solamente a delle
élite. Uno dei più importanti tentativi fatti alla fine
degli anni '90 è stato quello di decifrare le nuove
metodologie di dominio al fine di riconoscere la divisione
del lavoro a livello planetario al di là del flusso
spettacolare delle immagini (e delle informazioni finanziarie).
Un ulteriore tentativo, magari meno accessibile a tutti,
ma decisivo per quelle lotte che si sono manifestate
nel 1999 a Seattle, è stato il nascere di una poesia
di opposizione: una lotta di classe virtuale accanto
a quella dei corpi che non era scomparsa mai del tutto.
Si
prenda come esempio la AAA, fondata nel 1995 con una
missione da compiere in 5 anni: realizzare una Rete
informatica per far cessare il monopolio dei viaggi
spaziali in mano alle multinazionali, ai governi e ai
militari. L'Associazione Astronauti Autonomi è una sorta
di nome collettivo, un'identità volutamente inventata.
"Dimenticatevi della luna: riprendetevi le stelle"
proclamavano il 18 luglio 1999 durante il Carnevale
contro il Capitale. Non si trattava di fondare un gruppo
artistico, bensì un movimento sociale, un fantasma collettivo
che agisse a livello globale. "Diversamente da
un nome collettivo limitato alla prassi artistica, un
fantasma collettivo opera in un contesto più ampio della
cultura popolare e viene adoperato come strumento di
lotta di classe" afferma un astronauta della South
London AAA in un testo dal titolo "Resistere alla
cultura zombie".
Un
aspetto del progetto era la realizzazione di una mappa
dell'hardware satellitare che gestiva la rete di comunicazione
mondiale. Un altro aspetto era ciò che Konrad Becker
chiama "e-scape": "Sfondare le porte
del futuro significa il controllo di carte geografiche
a più dimensionali per aprire nuovi sbocchi, "ports",
nell'iperspazio. Per far ciò occorrono dei passaporti
che rendano possibili dei viaggi al di là della realtà
globale normalizzata verso culture parallele e nazioni
invisibili; dei magazzini per l'approvvigionamento dei
nomadi senza meta in viaggio sui percorsi delle prassi
rivoluzionarie. Ricardo Balli ci offre un ulteriore
elemento sull'attività possibile di questo fantasma
galattico: "Non ci interessa andare nello spazio,
essere i pionieri di una futura rivoluzione. L'AAA vuole
realizzare una "fantascienza" del presente
che possa essere innanzitutto strumento della conflittualità
e dell'antagonismo radicale".
Queste
idee possono apparire fantasiose, ma la posta in gioco
è reale: immaginare un soggetto politico all'Interno
della classe virtuale, all'interno di quell'economia
della produzione culturale e della proprietà intellettuale
che ha bloccato la poesia di opposizione. Si pensi a
Luther Blissett - un calciatore giamaicano che lasciò
l'Inghilterra per giocare con poca fortuna nel Milan
- il nome multiplo autore del libro Mind
Invaders: come fottere i media. Qui, a metà strada
tra le favole di Ray Johnson e la Mail Art, Luther Blisset
trova il tempo per una teoria estetico-politica: "Potrei
dire semplicemente che questo uso multiplo del nome
è una sorta di scudo difensivo contro il tentativo del
potere costituito di individuare e identificare il proprio
nemico; un'arma in mano di coloro che Marx ironicamente
definiva "la metà peggiore" della società.
Nello Spartacus di Kubrick (1960) tutti gli schiavi catturati da Cassio
dichiarano di essere Spartacus stesso, così come tutti
gli Zapatisti sono Marcos e io sono la somma di tutti
i Luther Blissett. Ma ciò non basta, perché questo nome
multiplo ha anche un'altra fondamentale valenza giacché
mira alla creazione di un mito aperto, elastico e continuamente
ridefinibile attraverso la Rete….".
Il
"mito aperto" di Luther Blissett è un gioco
sulle identità personali, come le partite di calcio
giocate a tre porte dall'AAA: la possibilità cioè di
cambiare le regole sociali in quanto un gruppo può muoversi
simultaneamente verso più direzioni. Questa "valenza
fondamentale" è un aspetto centrale della preistoria
del movimento antiglobalizzazione. Si pensi solo a slogan
come Yo Basta, Reclaim The Streets, Kein Mensch ist
illegal (Nessun uomo è illegale) e a come si sono diffusi
all'interno delle reti sociali mondiali. Questi slogan
non vanno visti come categorie o segni di riconoscimento,
bensì come catalizzatori, punti di partenza così come
le Tute bianche adottate per la prima volta nel Nord-Est
italiano. "Le Tute Bianche non sono un movimento,
sono uno strumento concepito all'interno dei Centri
Sociali Occupati e poi messo a disposizione del movimento
più ampio dei movimenti antiglobalizzazione" scrive
Wu Ming 1 nella rivista francese Multitude
(n.7). Questo "strumento" fu inventato nel
1994 in occasione di uno sgombero di un centro sociale
ordinato dal sindaco leghista Formentini che disse:
"Da ora in poi quelli dei centri sociali occupati
non faranno altro che vagare per la città come antasmi".
Fu preso in parola. Nella successiva manifestazione
cominciarono ad apparire questi sciami di fantasmi bianchi
che da quel momento in poi rappresentano una possibilità
nuova di azione collettiva. "Tutti possono decidere
di indossare una tuta bianca finché ne rispettano lo
stile anche quando ne modificano i modi espressivi:
pragmatico rifiuto della dicotomia violenza/non-violenza,
ispirazione al modello zapatista, rottura con le esperienze
del XX secolo, entusiasta accettazione del terreno simbolico
della confronto.
Poi
però è successo qualcosa di strano, spiega Wu Ming in
un altro testo: "Alcuni hanno opposto retoricamente
le tute blu a quelle bianche come metafora della forza
lavoro post-fordistica – flessibile e precaria, di quei
lavoratori a tempo che i capi privano dei loro diritti
e della rappresentanza sindacale".
Tra
politica, incertezza di classe e semplice gioco di parole
le tute bianche hanno trovato una loro collocazione.
La tecnica dell' "azione diretta protetta"
ha permesso ai dimostranti protetti da buffe imbottiture
di far fronte alla polizia – una possibilità per apparire
non solo sugli schermi, ma soprattutto per farsi strada
nelle menti e nelle coscienze di centinaia di migliaia
di persone. Nel Luglio del 2001 si ritrovarono a Genova
per aprire in Italia un vero dibattito politico in un
momento in cui in questo paese il fascismo tornava a
raccogliere consensi.
Un
altro esempio degli effetti che il gioco della confusione
delle identità può provocare sono gli Yes Men – gli
uomini che dicono sì – con le loro camaleontiche apparizioni
come falsi rappresentanti della WTO. Si tratta di due
artisti il cui nome non è difficile da individuare.
Ma non meno interessante è la loro ambiguità linguistica.
Dire "Sì" all'ideologia neoliberale può dare
affetti satirici devastanti, come quando ad esempio
gli autoproclamatisi rappresentati del WTO del "Hank
Hardy Unruh" simboleggiano la funzione logica dell'Employee
Visualization Appendage, un apparecchio elettronico
per il controllo dei lavoratori, sotto forma di fallo
dorato lungo diversi metri. Finora nessuno aveva trovato
una caricatura migliore della personalità flessibile.
Ma con quale tipo di satira abbiamo a che fare quando
"Kein Mensch ist illegal" prende sul serio
l'ideologia neoliberale e dichiara che le frontiere
del mondo sono aperte a tutti? Così come le maschere
color fuoco indossate da migliaia di persone a Quebec
City, le proteste hanno due volti: la risata della comunicazione
aperta e diretta, e la violenza di una bocca imprigionata
dietro la maschera di un filo spinato. Insieme mostrano
la cifra reale della confrontazione politica attuale.
Voce e uscita
Senza
dubbio milioni di lavoratori flessibili di questo mondo
rimangono ancora imprigionati, muti, senza voce e senza
speranza. Ma grazie alla crescente diffusione dell'uso
di Internet e la riappropriazione da parte di molte
persone del proprio potere comunicativo sia a livello
organizzativo che sovversivo, si sta verificando una
trasformazione nello "spazio pubblico transnazionale",
un'esclusiva concessa finora solo alle multinazionali
e ai governi. L'e-vasione elettronica – nuova forma di uscita e di esodo dai limiti
dello spazio nazionale – ha permesso il farsi strada
di una nuova voce politica piuttosto che la sua messa
a tacere.
In questo senso deleuziano il dissenso della fine degli
anni '90 diventa virtuale: virtualità come latenza,
realtà non manifesta, come linea di fuga potenziale
verso nuovi spazi di confrontazione.
In
questo senso la classe virtuale o i "lavoratori
immateriali" – ho sempre preferito chiamarli lavoratori
della Rete – non può rappresentare il resto della popolazione
mondiale.
Quando
l'individuo, visto come portatore dei diritti umani,
diventa sempre più l'oggetto di manipolazioni tecnologiche
e ideologiche, non c'è un soggetto universale da rappresentare.
Comincia a diffondersi invece un'attiva indifferenziazione,
simile ad un punto di fuga, e l'esperienza artistica
dell'uso del nome multiplo disegna ora una percorso
possibile per il rinnovamento dell'autonomia collettiva.
In un testo apparso di recente il filosofo italiano
Paolo Virno localizza l'Universale in un'estetica e
un esperienza linguistica pre-individuale, nell'in-personalità
della percezione e del linguaggio circolante. La caotica
divaricazione che sta avvenendo nello spazio pubblico
non determina un individualismo
difensivo, bensì apre nuovi percorsi in direzione di
un'individuazione: "Lontano dal regredire, la singolarità va affinandosi
e raggiunge il suo culmine nell'agire comune, nella
pluralità delle voci, in breve, nella sfera pubblica".
I
conflitti iniziati negli anni '60 nelle Università hanno
ora raggiunto lo spazio del sapere globale, il cui carattere
di spazio pubblico è oggetto di accese discussioni.
Quale dimensione avrà questo spazio di cooperazione
realizzato dalle reti, in che misura sarà uno spazio
di controllo intensificato? Se le nuove realtà politiche
prendono voce in favore di una via di scampo dalla personalità
flessibile e rifiutano il liberalismo fascista, allora
le selvagge speculazioni della fine degli anni '90 non
saranno state invane – quali che siano i nomi multipli
di cui faranno uso.
Testo
apparso originariamente nella rivista Mute
Traduzione:
Sandro Armezzani
Il portavoce europeo de "The Crisis of Democracy"
è stato il sociologo francese Michel Crozier, autore
di un importante libro dal titolo "La société
bloquée" (La società bloccata). Quello americano,
Samuel Huntington, che da allora ha continuato a
diffondere in maniera ininterrotta le sue idee.
Sull’opera di Jordan Crandall vedi il suo libro "Drive: projects and writings 1992-2000" (Cantz Edizioni/ZKM,
2002), e il suo sito: http://jordancrandall.com/.
In questo senso le "moltitudini" sono
ancora di fronte ai nostri occhi; diversamente da
quella prepolitica descritta da Hobbes, esse nascono
dallo scambio e dalle azioni. Citato da: Paolo Virno,
Multitudes
et principe d'individuation, in
Multitudes, nr.7.
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